Interviste. Il conflitto Libico e la rivalità italo-francese (di Anaïs Costanzo per Université Côte d’Azur)

  • Secondo lei, la guerra civile in Libia sarebbe durata così a lungo senza l’intervento delle potenze straniere?

A mio parere questa guerra non sarebbe affatto cominciata… se le potenze straniere avessero evitato prima di fomentarla, poi di intervenire per procura. Mosse da motivi condivisibili, quelle che i media internazionali hanno chiamato “primavere arabe” sono state tutt’altro che un movimento univoco, poiché ciascuna è stata mossa da motivi diversi. In Egitto, ad esempio, dopo la fine del regime di Moubarak, Morsi (eletto nel 2012 e legato ai Fratelli Musulmani) fu rovesciato dal prosieguo delle proteste. Va da sé, dunque, che le ragioni del malcontento fossero legate a problemi (disoccupazione, corruzione, mancanza di prospettive) non dipendenti dall’orientamento “ideologico” dei rispettivi governi, bensì dalla incapacità (o impossibilità) di quei governi a porvi rimedio.

Va aggiunto inoltre che la posizione geografica di Tunisia, Siria, Libia, insieme alle loro criticità economiche e politiche, avrebbero dovuto spingere le potenze “interventiste” ad una valutazione più oculata dell’eventuale scenario post-rivoluzione. La Libia, ad esempio, nel corso della sua storia ha goduto di pochi momenti di relativa stabilità: sotto l’Impero Romano, poi con i turchi ottomani. Inseguito alla conquista italiana del 1912, solo il Governatore generale Italo Balbo riuscì ad amministrare una colonia sfiancata sia dalle operazioni di contro-guerriglia condotte da Graziani, sia dalle lotte interne fra i diversi clan ne componevano (e ne compongono) il tessuto sociale. La resistenza senussita animata da Omar al Mukhtar  (la cui foto Gheddafi portava orgogliosamente appuntata al petto durante la visita in Italia del 2010) fu dilaniata ed indebolita da divisioni tribali che giocarono a favore degli italiani. Infine, il quarantennio di “regno” di Muhammar al Gheddafi consentì alla nazione libica di diventare una fra le più stabili e prospere del continente africano. Ciò non vuol dire che nella Libia di Gheddafi mancassero i problemi: la dittatura del Colonnello fu particolarmente dura, vero. Ma la vita dei cittadini era paragonabile ai regimi dell’Est: lo stato copriva le spese essenziali, sanità in testa; il costo della vita era proporzionato agli stipendi che, a quanto riportato dal giornalista italiano Pino Scaccia, nel 2008 erano di circa 400 euro al mese.  E il dittatore, Gheddafi, garantiva al suo popolo quel minimo che bastava per una vita dignitosa… e per evitare potenziali rivolte.

La Libia del dopo Primavere arabe si presenta come un paese confuso e diviso, con fazioni in lotta, instabilità politica e sociale ed influenza straniera ancora particolarmente forte. In Siria, invece, la presenza militare russa (che risale agli Anni ’70) avrebbe dovuto far capire che Mosca difficilmente avrebbe lasciato quello che, di fatto, è il suo unico sbocco sul Mare Mediterraneo.

 

[CONTINUA A LEGGERE QUI]