“Qui non si salva nessuno. Cinque storie di donne nell’inferno della guerra”

 

Qui non si salva nessuno. Cinque storie di donne nell’inferno della guerra” è un volume di racconti di Marco Petrelli, già curatore della collana “AEROVIE” di Eclettica Edizioni ed oggi al suo esordio con la narrativa. 

Cinque racconti diversi ambientati in cinque diverse guerre: Seconda Guerra Mondiale, Guerra del Vietnam, Guerra civile somala, Seconda Guerra del Golfo, Afghanistan. Protagoniste cinque donne: una spia francese, una guerrigliera vietcong, una crocerossina, un soldato del “Big Red One”, un pilota dell’Esercito Italiano. 

L’idea di ‘Qui non si salva nessuno’ nasce nel 2017, ma trova forma solo agli inizi del 2020. Complice il periodo di stop, ho infatti deciso di imprimere su carta storie di fantasia sebbene tutte ambientate in contesti storici reali. Passati, ma reali” afferma Marco Petrelli. 

Seppure il genere sia quello bellico, sarebbe riduttivo definirli solo racconti di “guerra” perché l’Autore dà molto spazio alla natura umana di personaggi in cerca di qualcosa che, nel corso della loro vita, mai hanno ottenuto. Cosa che li tormenta…  

Andando forse contro corrente, è mia opinione che l’uomo e la donna siano più simili di quanto non si possa credere, specialmente di fronte ai problemi, grandi e piccoli, del quotidiano: c’è chi li affronta tentando di risolverli, chi invece si abbandona allo sconforto. Nei racconti la guerra, con il suo carico di orrori, di morte e di pericolo, amplifica la percezione di ‘problema’, ponendo così Jacqueline, Linh, Luisa, Jennifer e Vittoria di fronte a scelte molto difficili e che dovranno prendere superando paure, ansie e limiti”. 

Gli episodi sono inoltre arricchiti da dettagli che omaggiano le passioni dell’Autore per la musica, per i viaggi, per la fotografia, per il reportage e per la storia militare. 

L’opera è dedicata alla memoria del Sottotenente Maria Cristina Luinetti delle Infermiere volontarie e al Capitano pilota Mariangela Valentini dell’Aeronautica Militare. 

La prefazione è curata dalla giornalista Debora Corbi.